Nostalgia

Scritto da Giacomo Donati (studente della Scuola Secondaria di Primo Grado Trevisani-Scaetta, classe 2B)

Come i bei tempi finiscono allora passeranno anche quelli più bui, mi dico tra me e me, mentre guardo una vecchia partita di calcio in televisione. Questa quarantena mi ha fatto riflettere molto. Grazie a te maledetto virus, sono caduto nel vortice dei miei pensieri, da cui non riesco più a uscire. È per merito di questo tornado che sto resistendo, che ogni giorno combatto a testa alta contro di te. Ma chi lotta veramente non siamo noi comuni cittadini al sicuro nelle nostre quattro mura. Chi sta davvero facendo guerra al Covid-19 sono i medici, che ogni giorno rischiano la loro vita per quella degli altri, sono gli ammalati che tentano di sopraffare l’infezione. Mio nonno era un medico e sono sicuro che avrebbe partecipato a questa battaglia dando l’anima per salvare migliaia di persone. Nel bel mezzo della prigionia ti accorgi quali siano le cose essenziali della vita. Mi mancano le cose semplici, una partita di calcio con i miei amici, le battute a scuola, la confusione di gruppo e i miei compagni, anche quelli meno simpatici. Queste azioni che prima avrei chiamato normali ora sono oro puro e chissà mai se torneranno ad essere semplici azioni quotidiane. I mesi passano e io inizio a cedere: i litigi in famiglia sono sempre più frequenti, ma devo resistere. È un periodo al contrario, ecco cosa penso davvero. Di solito vogliamo una pausa dalle nostre vite sfrenate e faticose, un momento in cui possiamo dimenticarci di tutto quello che ci circonda e rilassarci. Ora è esattamente l’opposto. Non sappiamo più cosa inventarci per cacciare la noia casalinga. Personalmente ho molta paura, ma non tanto del virus in sé, più che altro ho paura di non ripartire, ho paura che la normalità diventi solo un ricordo lontano. Però bisogna anche guardare il lato positivo delle cose, la paura deve essere schiacciata dalla speranza perché solo così supereremo questa minaccia mondiale. Un altro timore che si manifesta in me ogni giorno è quello per la salute dei miei nonni. Se per qualche motivo gli dovesse succedere qualcosa penso che non me lo perdonerei mai per tutta la vita. Mi mancano tantissimo e sono essenziali per il mio piccolo ecosistema. Non vedo l’ora di rivederli e abbracciarli forte, un’altra cosa che prima avrei chiamato normale. Secondo me la quarantena è stata rispettata di più dai ragazzini come me che dagli adulti, anche se in teoria dovrebbe essere il contrario. Io, che mi sto impegnando molto per rispettare le norme di sicurezza, vedo tutti i giorni passare sulla pista ciclabile davanti a casa mia moltissime persone, che non sono lì di passaggio per andare a far la spesa, ma fanno finta di niente come se non fossero morti quasi 30.000 contagiati. Ed è solo grazie a loro se la situazione non migliora, se i casi continuano a salire. Ogni volta che vedo passare questi ignoranti mi assale la rabbia, che percorre tutto il mio corpo e poi, purtroppo arriva alla bocca…
Ma come so tutte queste informazioni sul mostro con la corona?
Grazie a una mia amica, la tecnologia. In questo periodo è stata sempre al mio fianco in molte occasioni. Internet mi ha permesso di conoscere ogni giorno i dati relativi ai contagiati, alle persone guarite e, purtroppo, a quelle decedute. La tecnologia mi ha consentito di andare avanti con la scuola, di vedere amici, parenti e compagni di squadra. Inoltre, grazie a lei posso comunque avere i miei momenti di svago, anche in casa: dopo cena guardo un film con la mia famiglia o l’ennesima puntata di qualche serie tv. Finiti i compiti posso giocare alla Playstation con i miei amici e così rimango in contatto con loro. Un’ altra cosa in cui mi sono cimentato stando in casa è l’esercizio fisico. Dopo il primo giorno di allenamento non ho più voluto fermarmi. Ora, ho il mio appuntamento quotidiano con il tappetino in cameretta. Ed è mentre mi alleno che mi girano per la testa domande su domande su domande. Per esempio, l’altro giorno mi sono chiesto se verremo studiati nei libri di storia. Già mi immagino il titolo:
Coronavirus e la crisi europea nel 2020. Wow!
Un’altra domanda che mi faccio spesso è: “Ce la faremo? Se sì, come e quando?”
Spero solo che tu, maledetto virus scompaia al più presto, e sono sicuro al 110% che prima o poi torneremo a correre per le strade, a incontrarci per una partita all’oratorio, torneremo a scaldare quelle scomode sedie scolastiche, ne sono sicuro.
Stiamo lontani oggi per riabbracciarci domani.