10/04/2020

Racconti di Quartiere

PRONTI..PARTENZA..VIA AI.. RACCONTI DI QUARTIERE 📚

Seguici sul sito o anche sulla nostra pagina fb per scoprire come passano le loro giornate i cittadini di quartiere Adriano #noicisiamo .

Se vuoi condividere la tua giornata, un pensiero a qualcuno, fantasticare su cosa farai una volta terminato questo lockdown (e perché no una barzelletta) scrivi a associazione@viviadriano.it e pubblicheremo il tuo testo, accompagnato eventualmente da una foto.

(Max 250 battute. Non verranno pubblicati testi con contenuti politici, dati relativi all’emergenza covid 19,nè di offesa verso qualcuno/qualcosa).

Germano

Stava lassù, fermo, senza voler scendere, su quell’alta torre a forma di Ufo.
Nella sua casa, costruita con le sue mani in anni di sudore e fatica, Germano amava trascorrere la sua vita isolato dal resto del suo Quartiere, dal resto del mondo.
A lui piaceva così. Non amava la gente, non amava l’inquinamento, non cercava la compagnia. Mangiava e si nutriva con la pioggia amara del cielo e con gli insetti che passavano a trovarlo. Non era fuori di testa e nemmeno cattivo, solo stanco di quello che succedeva laggiù, stanco delle inimicizie, stanco della furia e della velocità del mondo.
Adorava osservare, cinico.

Una sera improvvisamente iniziò a percepire dei cambiamenti, dei movimenti…e all’improvviso più nulla. Nessun movimento, nessuna persona, solo silenzio e la natura che avanzava. Com’era possibile?
Per giorni continuò a farsi la stessa domanda, finché non cominciò a sentirsi angosciato, quasi disperato.
Il dubbio lo opprimeva. Un uomo come lui, abitato alla solitudine, sentì la mancanza degli altri, anche se lontani.
Allora scese di corsa dalla torre e vagò per i prati, bussando alle case, ma trovò solo un messaggio attaccato in fretta e furia a un cancello: “Andrà tutto bene”.
Capì che qualcosa non andava e rimase ad aspettare, per giorni, severamente preoccupato.
Finché un pomeriggio, quasi al tramonto, in mezzo al cinguettare degli uccelli e al profumo gradevole dei fiori rossi appena sbocciati lì intorno, non passò un uomo che indossava una tuta rossa contrassegnata da una croce: gli tese la mano, sorridente.

Oggi, Germano, non è più un cinico eremita, non vive più sulla torre, ma tra le persone.
Oggi Germano ha compreso la bontà dei suoi vicini, ha compreso quanto sbagliava, ha compreso come il mondo ha sofferto.
Oggi Germano è anche lui un volontario che combatte per gli uomini, le donne e i bambini, per la loro vita, a scapito della propria, comprendendo che in fondo, sì, “Andrà tutto bene”.

Ph: Paolo Damiano

Grazie a Francesco Marcolongo

Ho voglia di respirare😊

Mi lamentavo spesso di quanto sentissi il peso dell’incompletezza dentro i polmoni e in questi mesi, in cui ho avuto tempo di pensare, quel senso di pesantezza si è alleviato. Gran parte del mio tempo l’ho passato alla ricerca di domande senza risposta, tra le quali il mio dubbio sulla superficialità d’animo e del perché sia così diffusa, ma non ho mai provato a pensare profondamente a quale fosse realmente il problema.
Non riesco a respirare…
Sono due mesi che la mia routine è cambiata.
Sono due mesi che la routine di chiunque è cambiata.
La morte cammina per le nostre strade e noi siamo bloccati nel nostro posto sicuro, cercando di rendere gli animi il più pacati possibile. La preoccupazione è diventata l’emozione che ha sovrastato tutte le altre, rendendoci succubi delle nostre paure.
Ci ritroviamo, quindi, con i nostri cari a viverci un’altra volta. Sempre sotto lo stesso tetto, mai troppo distanti. Come quando si era troppo piccoli per uscire e si doveva stare a casa con i genitori, solo che ora si ha un’età diversa.
Ho voglia di respirare…
Ho ritrovato l’amore nella mia famiglia. Caratteri diversi, ma con lo stesso fine: cercare di ricostruire ciò che è andato perso.
Son felice di vedere mia madre cucinare con più passione e con il sorriso.
Sono felice che mia sorella mi abbia raccontato i suoi segreti, come quando era più piccola.
Sono felice di aver riso con mio fratello fino ad avere mal di pancia.
Il coronavirus ha portato morti, disperazione, paura e, parlando della mia famiglia, ci ha fatto anche ragionare.
Abbiamo capito cosa è stato perso e cosa potremmo perdere. Abbiamo capito che parlare è importante.
Abbiamo incominciato a respirare tutti la stessa aria e io non l’ho mai trovata più leggera di così.
Finalmente respiro❤️

Grazie ad Andrea

Fase 1…Fase 2… Fase 2.5…Fase 3… Fase X…

Ormai siamo specializzati a parlare per fasi, lock-down, chiusure, aperture, mascherine. È di poche ore la notizia che il 3 giugno riaprirà tutto… compreso le frontiere SENZA QUARANTENA per chi arriverà in Italia.
Dovrei essere contento, dovrebbe tornare tutto più normale ma non è così, ho più paura di prima
Purtroppo, viviamo nella regione (non nazione) con più infetti ogni milione di abitanti, praticamente il doppio a chi viene in questa speciale classifica dopo di noi, forse solo la Cina ha più contagiati di noi. Viviamo in una regione dove a tutt’oggi se vuoi un tampone lo devi pagare e se risulti positivo devi pagarti anche i successivi. Ho rispettato il lock-down praticamente alla lettera, uscendo solo per lo strettissimo necessario e a volte facendo uscire mia figlia al mio posto, uniche “deroghe” sono stati in giro in 2 in discarica, il prendere la pizza 🍕da portare a casa e l’accompagnare mia moglie a fare gli esami (alle 6 del mattino); ho cercato in tutti i modi di rispettare distanze, contatti e quant’altro… e ora ho paura.
Paura di tornare in ufficio, paura di “incrociare gente”, paura che tutto quello che ho fatto (e che molti di noi abbiamo fatto) risulterà inutile… Inutile perché non ho per me e per gli altri alcuna certezza, potrei essere asintomatico e infettare gli altri o trovare un asintomatico o qualche persona che non ha fatto i tamponi perché ritenuti superflui.
Possibile che non si possa avere maggior controllo (tra tamponi ed esami del sangue?) Capisco che bisogna fare ripartire l’economia, che ci sono aziende, locali, imprenditori che rischiano la chiusura ma… quale sarà il prezzo di “riaprire tutto”?
Spero che nel giro di un paio di mesi io possa essere smentito, preferisco passare come uccello del malaugurio, ma non mi sento pronto a fare il leone, lasciatemi fare ancora un po’ la pecora, magari nera, lasciatemi vivere la mia fase X
🦁🐑

Grazie a Fabio Bombelli

Non guastate i picnic!!!😉

Alcuni giorni fa ho avuto in dono da una mia carissima amica una bellissima bicicletta.🚲
La mia amica abita a Sesto San Giovanni, al confine con Milano, proprio ai margini del parco Adriano e quindi al ritorno ho deciso di attraversarlo.
È davvero un bellissimo parco, con prati, alberi, sentieri e anche un angolo per picnic.🌳
Ed è proprio passando lì davanti , ovviamente di fretta, perché’ la quarantena non permetteva lunghe soste che, come un flash, ho rivisto l’immagine del piacevolissimo picnic che lo scorso anno, a luglio, le due associazioni amiche , ViviAdriano e Viapadovaviva, avevano organizzato per conoscersi meglio e per passare una giornata insieme.
È stato un attimo volare indietro con la memoria, all’allegria che la faceva da padrona, grazie non solo alla temperatura estiva che preannunciava le imminenti ferie al mare o ai monti, ma anche alle pietanze che ognuno di noi aveva preparato e allo scambio di complimenti e ricette:
“Ma che buona questa insalata di pasta? “
“Cosa c’ è in questo polpettone? “
“Che ricca macedonia! Chi ha fatto questa fresca delizia?”
“E quel vinello? Chi l’ha portato?”🍷
E poi c’era anche lui, Sebastian di Core lab, che con la sua creatività ha coinvolto i bambini (ma non solo) nella creazione di piccoli vasi di piante, rigorosamente fatti con materiale riciclato e che sono poi stati appesi ai pali della luce.
Insomma, un’atmosfera proprio piacevole, quella tipica dell’estate: scambi, condivisioni, vecchie e nuove conoscenze lasciandoci poi tutti con la promessa che prima o poi si sarebbe ripetuta una cosa piacevole, magari sempre a luglio, per farlo diventare un appuntamento di quelli che si ripetono
Ebbene, chi avrebbe mai lontanamente sospettato che no, quest’anno a luglio niente picnic?
Ma noi non ci arrenderemo davanti a un virus “guasta picnic” e se non sarà luglio, sarà agosto o settembre, ma il parco sarà lì e ci aspetterà, con il suo verde, con la sua ombra e con i suoi tavoli da picnic!!!🥰

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

Grazie a Maria Grazia Giovannini

E’ successo di nuovo !!!

Ci siamo ritrovati dentro una bolla, tutto d’un tratto bloccati a casa, per stare al sicuro, ognuno per conto suo.
E chi quel conto suo, quella sicurezza li vivrà in una solitudine troppo pesante?
Subito ho pensato che avendo la fortuna di non vivere questa quarantena in solitudine dovevo fare qualcosa per “meritarmela “, qualcosa per aiutare chi poteva essere in difficoltà.
Mi sono affrettata a cercare modi per poter essere di supporto, per portare sollievo…e così ho messo insieme una cesta, i primi pacchi di pasta, lenticchie e subito c’è chi mi ha imitato con biscotti, farina e cioccolata;🥨🍩 🥯poi ho pensato di dedicare del tempo a telefonare 📞a chi, non potendo uscire, si sarebbe trovato la quotidianità stravolta…e m sono trovata a sentire aneddoti di un tempo passato, imparare ricette e scoprire trucchetti botanici…🌷
E allora è successo di nuovo: ho ricevuto più di quanto non abbia dato, perché’ succede sempre così quando decidi di dedicare del tempo a una buona causa …Come dire: il volontariato fa sempre bene al cuore!!!❤️

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Grazie a Paola Angiulli.

⬇️Voglia di normalita’

Mi manca l’aria aperta, il profumo dei fiori in primavera, 🌺la gioia di un goal, i giri in bicicletta con i miei amici e mangiare un gelato tutti insieme. Invece, da quando è cominciata questa brutta storia, è come se stessi rinchiuso in un “buco nero” dove non c’è tempo e la vita sembra trasformata.

Ad esempio, le mascherine che fino ad ora avevo visto solo sui volti dei dentisti e dei medici ora le indossano tutti; un’altra cosa strana sono i programmi TV senza pubblico, con le sedie vuote e gli ospiti che parlano dalle loro case.

La cosa che mi più ha spaventato di questo periodo è stato sentire parlare di “zona rossa”, cioè che nessuno può entrare in una città o un paesino dove è diffuso il contagio.

È stata una cosa incredibile, ma ho capito che restare a casa era la cosa giusta da fare per tutti.

Però mi ha anche colpito vedere le persone farsi coraggio e cercare di essere unite.

Per me, un momento bellissimo è stato quando siamo usciti tutti sui balconi a cantare l’inno d’Italia, anche se sarebbe stato più bello farlo per una vittoria della nostra squadra di calcio!

Non vedo l’ora che sia tutto finito: la prima cosa che farò sarà stendermi su un prato soffice a godermi la luce del sole.🌞

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Foto di Alessandro Petrella

NE USCIREMO

Ne usciremo, con i capelli più lunghi e gonfi, con le mani e le case più pulite, e i vestiti della stagione precedente, con la paura e la voglia di uscire, con la voglia di incontrarsi, e con la paura di baciarsi; ne usciremo con le tasche vuote e le pance piene, sapremo fare pane, pizza, dolci di tutti i tipi! Impareremo a non sprecare il cibo che avanza.
Ci ricorderemo che forse un medico dovrebbe essere più applaudito di un calciatore, perché questa partita la vinceranno loro, e che il lavoro di un bravo insegnante non può essere sostituito da un banale schermo, che magari cucire mascherine può essere più importante che fare alta moda. Ci ricorderemo che la tecnologia è importante, forse anche vitale, ma può essere deleteria se si divulgano notizie false, puntando il dito contro tutti. Ne usciremo più soli, ma con più voglia di stare insieme. Il virus è come una tempesta nella foresta, le foglie più vecchie cadono, e non vedranno mai più la luce del sole. Quando questa epidemia finirà, ci sarà chi non vorrà tornare alla vita precedente, chi invece potendo lascerà il lavoro che per anni lo ha oppresso e soffocato. Ci sarà chi deciderà di mettere al mondo un figlio, chi deciderà di non volerne uno. Persone che decideranno di fare coming out. Chi comincerà a credere in Dio, chi invece smetterà di credere in lui. È in questo momento che si capisce chi sono i veri amici, chi ti cerca nonostante la distanza, chi trova il modo e il tempo di sentirti anche solo per un: “Ciao, come stai?!” e non chi trova scuse per non parlarti.
Io ho imparato che anche i minimi gesti sono importanti, se fatti da qualcuno che ci tiene veramente, e che ogni attimo è fondamentale, perché da un giorno all’altro potresti non esserci più.

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Grazie a Chiara Masciullo

RIFLESSIONI DALLA QUARANTENA

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita…Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente…Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate”. (Scritta sulla porta di ingresso dell’Inferno)
Nel rileggere queste frasi oggi, mi accorgo che acquistano un significato diverso rispetto a due mesi fa…forse perché la fuori qualcosa è cambiato. Due mesi fa è iniziato il nostro viaggio nella selva oscura: un luogo inesplorato, in cui nessuno sa come muoversi, di cui nessuno conosce la fine. E’ un luogo di incertezza, di dolore, di solitudine. La cosa migliore che abbiamo potuto fare, e che stiamo ancora facendo, è chiuderci in casa. Alla tv dicono che siamo nella “fase due”, ma nulla sarà come prima, dicono che dovremo cambiare le nostre abitudini, il modo di “vivere la socialità”: ma che significa? E poi, le nostre vite non sono già cambiate abbastanza?
Tanto per cominciare abbiamo smesso di andare a scuola e di svolgere la maggior parte delle attività sportive e di svago. Bisogna mantenere le distanze, portare sempre la mascherina, uscire solo se necessario.
Molti non possono lavorare, la maggior parte lo fa da casa, come mio padre. Lui ha sempre sperato di fare il telelavoro ma naturalmente non per questa ragione! Al contrario, medici e infermieri sono talmente impegnati che non possono tornare a casa dalle proprie famiglie. Sono come in trincea, alcuni sono costretti a fare scelte molto difficili perché non riescono ad aiutare tutti. Sono loro che restano vicino ai malati fino alla fine, isolati e senza il conforto dei propri cari: “non tutti gli eroi indossano la maschera”.
La città dolente si è svuotata, i mezzi pubblici sono deserti, in strada sfrecciano solo le ambulanze, sempre più frequenti. Solo gli ospedali e gli obitori purtroppo sono affollati.
Ma “le radici profonde non gelano, dalle ceneri rinascerà un fuoco, l’ombra sprigionerà una scintilla”…partendo da queste parole cerco degli aspetti positivi, qualcosa che faccia sperare per il meglio.
Cose piccole, di tutti i giorni. Per esempio, trascorrere tutto questo tempo a casa mi permette di parlare di più con la mia famiglia, pur non condividendo risate e battute di quella “allargata”. Mi mancano in effetti i miei nonni: le attenzioni che mi rivolgono, i dolcetti che mi fanno trovare quando pranziamo insieme, mi devo accontentare delle voci e degli sguardi attraverso la telecamera.
Siamo tutti un po’ più tranquilli, i ritmi sono meno frenetici anche se, ognuno ha i propri compiti da svolgere come sempre, ed è ovvio che la convivenza, a volte, crea qualche tensione che non si sfoga facilmente visto che siamo qui chiusi in casa. Non posso andare in piscina, attività che mi rilassa e mi libera la mente, ma posso giocare di più, rispetto a prima della quarantena, con i videogiochi ma anche al Lego, ma sempre dopo i compiti. Quasi ogni sera, guardiamo un film insieme, cosa che facevo solo il venerdì e il sabato, giorni in cui andavo a letto più tardi (purtroppo, però, i film decenti iniziano a scarseggiare). Ci sono altri aspetti positivi però: io, per esempio, suono più spesso il flauto traverso. Infatti, nel tempo libero ci si può dedicare ai propri hobby: che siano compilare la scheda del personaggio di D&D, creare modellini di carta, pitturare miniature, ascoltare musica, leggere e scrivere; ma anche chiacchierare con gli amici, se pur a distanza, tramite webcam e telefoni e confrontarsi per i compiti da svolgere. Gli apparecchi elettronici e internet oggi sono fondamentali per sentirci meno soli e in questo caso è vero! Non è uno slogan, una pubblicità, come prima della quarantena.
Ora, l’oggi è il domani ma anche il ieri. Ogni giorno è un susseguirsi di momenti uguali: è il “giorno della marmotta” che continua da parecchie settimane, ormai. Al contrario delle giornate in classe: sempre diverse grazie al rapporto con i compagni e gli insegnanti. L’isolamento, la monotonia mi hanno fatto rivalutare ciò che facevo prima, che davo per scontato e che spesso sottovalutavo…ora ne sento la mancanza.
Un aspetto quotidiano è senz’altro la noia di quando non si ha voglia di decidere cosa fare o di quando vuoi solo che qualcuno ti dica: “Mmh…Vediamo chi interrogare” e tutti si nascondono dietro il libro o “la radice quadrata di 169 è 13, scrivete sul quaderno”. Per me è molto strano vivere senza una “griglia” ogni giorno di questa quarantena. Senza uno schema quotidiano, anche se da infrangere, ma comunque una certezza. Mi sento più libero, ma quasi perso. Mi è sempre riuscito difficile prendere decisioni, scegliere una cosa piuttosto che un’altra e, di questi tempi, mi capita molto spesso.
Viviamo un periodo molto doloroso e difficile con molti aspetti negativi, si; ma anche con molti altri positivi. In conclusione, penso che vivrò questo momento con allegria, piuttosto che con disperazione. Preferisco vedere il bicchiere mezzo pieno che rattristarmi per quello mezzo vuoto. E’ sicuramente un momento duro ma non sarà disperandoci che vinceremo, anche questa volta, la paura.
“Tanto ch’io vidi de le cose belle
che porta l’ciel, non per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle”.

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Riflessione ai tempi della quarantena.

La vita è davvero semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
In questi giorni mi immergo nell’oceano dei miei pensieri, ma ciò che provo è diverso dal solito. Non riesco più ad immaginare un abbraccio rubato ad un’amica nei momenti di tristezza o anche solamente le litigate con il compagno di banco. Non immagino più i pranzi dai nonni o le vacanze in montagna.
Penso solamente a come si possano sentire le persone che non hanno né cibo né acqua, o semplicemente a chi è solo, senza nessuno con cui confidarsi o scambiare un sorriso.
Quella che noi chiamiamo casa, preferirei definirla una prigione.
Mi sento imprigionata in un brutto sogno e quello che desidero è riuscire a risvegliarmi, a tornare alla vita di tutti giorni, che in fondo mi manca, come svegliarmi all’alba e gustarmi in silenzio il sorgere del sole, mi mancano le corse per arrivare puntuali a scuola, accompagnate dagli incoraggiamenti di mio fratello per prendere l’autobus, o le chiacchierate prima del suono della campanella.💼🚌
Ora mi sveglio con il suono del computer già acceso, la scrivania inondata di lavoretti iniziati, ma senza un volto, un muro virtuale tra me e i miei amici, le chiamate ai nonni 👴👵“torneremo a trovarvi, torneremo alla normalità”.
Non ne posso più!
Non mi sembra così complicato rimanere a casa per qualche giorno!
Tutti si lamentano del fatto di essere stati privati della loro libertà, dei loro diritti.
La vita è la mia più grande passione, è come la Formula 1,🏎 c’è sempre un rettilineo in cui sfrecciare a tutta velocità, ma ci sono anche molte curve, dove frenare con cautela.
Questa è la vita, divertirsi e godere di ogni singolo minuto, ma rimanere sempre in allerta.
Goditi ogni secondo come fosse l’ultimo, la vita ha in serbo per te molte cose, e questa volta si è davvero superata, eccomi qui a pensare di salvare il mondo sdraiata sul divano!💕

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Grazie a Eleonora Martignone

Respira 💕

Respira.
Fallo lentamente, non avere fretta.
Abbiamo tutto il tempo. Ascolta il mondo, senti ciò che ti circonda. Separa le cose superflue da tutto ciò che di bello conosci. Senti il calore che ti pervade, mentre in un attimo ti torna in mente quello splendido scorcio, quel sole ristoratore. 🌞Quei volti familiari di cui ormai ti rimane solo un ricordo materiale. Ti rendi conto che la vita cambia ma dopotutto resta la stessa, inizi a dare un valore ai piccoli gesti, ad un abbraccio inaspettato, ad un semplice: “Ehi”. Inizi a renderti conto che fuori i fiori stanno sbocciando, 🥀e che tu invece sei costretto a non farlo. In quelle sere in cui il cielo ti prende per mano, e inizi a riflettere sulle tue scelte passate, o quando inizi a piangere ininterrottamente mentre scorri l’archivio delle storie di Instagram. Prendi nuovamente in mano le tue piccole passioni e ce ne fai un capolavoro. Incominci a fare discorsi su discorsi restando muto. E poi arriva quel giorno nuvoloso, dove più cammini nei tuoi pensieri, più ci trovi la nebbia, la rabbia, la depressione, e allora lì, proprio in quell’istante provi a cercare di ridare un senso a quelle cose che avresti voluto fare, ma per cui non ne hai mai trovato la forza. Inizi a pensare che il mondo 🌎è solo un punto da lasciarsi dietro. E poi… e poi i tuoi occhi tornano a brillare.

L'immagine può contenere: una o più persone, nuvola, cielo e spazio all'aperto

Grazie a Lucia Barraco.

I miei pensieri sul coronavirus💕

Trovarsi insieme è un inizio
Restare insieme è un progresso
Lavorare insieme è un successo

Ho immaginato quanto sarebbe bello abitare con tutti i miei amici nella stessa casa condividendo tempo, cibo, giochi, foto e video… ormai le mie giornate sono sempre e tutte così, compresi compiti e violino.
Può sembrare che io sia abbattuta, certo qualche momento di sconforto ce l’ho, a volte mi verrebbe solo da mettermi a letto, nascondermi sotto le coperte, avvolta dal lenzuolo, come una piccola farfalla dentro al suo bozzolo e sperare che questo periodo sia solo un brutto sogno, ma so che non posso mollare, devo andare avanti e superare le mie paure.
Mi sono resa conto, e ce ne ho messo di tempo, di come l’apatia sia la più brutta delle malattie. Ti fa accettare tutto, anche di non essere felice. E noi ragazzi potremmo mai permettere a qualcuno, all’apatia o a qualsiasi mostro con la corona, di rubare la nostra felicità?

Eccoci qui. Ci siamo trovati insieme, miracolo della didattica a distanza; finalmente ci vediamo in faccia, dopo tanti giorni. Ho temuto di dimenticare i miei compagni, perciò ogni giorno mi sono imposta di sforzarmi di ricordare un particolare per ognuno, come la forma del viso, il colore degli occhi, il taglio dei capelli, persino la voce, anche se ogni giorno era sempre più difficile; d’altronde li conosco da un anno e mezzo, più o meno, mica da tutta la vita. Poi ho deciso di appendere la foto di classe della prima media su una parete della mia camera, così è stato tutto più semplice; eppure, appena li ho rivisti il mio cuore è scoppiato dalla gioia, non mi sono sembrati mai così belli. E sentire le loro voci, e anche quelle dei professori, è stato come l’acqua fresca del mare in un giorno afoso d’estate, come tornare nel tepore della mia casa, dopo aver passato alcune ore al freddo in inverno.
E ho riflettuto che sì, #iorestoacasa e #andràtuttobene saranno pure gli hashtag del momento, tuttavia per me, #distantimauniti dovrebbe essere il filo che ci indica il percorso da seguire per andare avanti e sviluppare il nostro io e far sviluppare la comunità in cui viviamo.

Così ogni videolezione diventa un momento di scambio che va oltre la didattica in sé; ogni appuntamento su meet diventa un ritrovarsi tutti, distanti ma uniti, per raccontare del lavoro, ascoltare le spiegazioni, ma anche fare le nostre solite battutine, uscire dalla riunione e poi mandare un messaggio ai compagni per dire al prof di turno di riammetterci, perdendo un po’ di tempo, insomma fare proprio come se fossimo in classe, anche se ognuno di noi si trova nella propria casa.

E certo, non è la stessa cosa, ma stiamo andando avanti, protetti dall’avanzare di questo mostro, grazie alle pareti della nostra abitazione e al lockdown che ci impedisce di uscire; la nostra piccolissima comunità, chiamata 2B, in un certo senso sta progredendo lezione dopo lezione, incontro dopo incontro, e io non vedo l’ora che arrivi il successivo appuntamento per rivedere tutti.

Ma ancora non basta. Ancora dobbiamo sforzarci, io per prima, di collaborare di più, anche al di fuori delle videolezioni, per fare in modo che questo progresso diventi anche il nostro successo di vita, la nostra crescita personale e l’evoluzione completa della nostra piccola comunità, come la farfalla che si fa strada, spalancando le ali, pronta a volare nell’immensità del mondo.

Un enorme esempio di questa collaborazione lo abbiamo visto in tutti coloro che in questo periodo si sono dati da fare per gli ospedali, addirittura costruendoli, e negli ospedali, perché sono medici, infermieri, assistenti, che fanno turni estenuanti, tutti coperti dalle tute, per tante ore, senza poter mangiare, bere o andare in bagno. Non si sono abbattuti neanche quando nei mesi scorsi i positivi al mostro aumentavano, e hanno visto morire anziani, giovani, bambini, con una fame d’aria che loro non potevano soddisfare; non si sono abbattuti perché hanno fatto tutto quello che potevano per salvare i pazienti, con le cure, ma anche con la compagnia e, spesso, trovando il modo di farli comunicare con le proprie famiglie, anche se solo per un ultimo saluto.
Non si sono abbattuti, e continuano a non farlo adesso, perché in questi mesi sono nati migliaia di bambini, tutti sani, e grazie al loro immenso lavoro, che forse più che un lavoro è una missione, moltissimi malati sono guariti, rinati nella voglia di assaporare quell’aria che sa di disinfettante, ma sembra il profumo migliore del mondo.
Così, lavorando insieme, i pronto soccorso si sono svuotati e i ricercatori medici possono lavorare nella ricerca di una cura specifica e soprattutto di un vaccino.
Noi dobbiamo solo aspettare che arrivi il giorno in cui ci diranno che il vaccino c’è e che finalmente non si ammalerà più nessuno…

Perciò, allora, la mia parola speciale è: “TEMPO”. 

Il tempo è la chiave di tutto; se non c’è tempo, noi non possiamo esistere.

Ma noi esistiamo per combattere contro tutte queste sfide, per distruggere i mostri con la corona, per crescere trovandoci insieme, restando e lavorando insieme; per creare il successo nel mondo: la gioia degli occhi di un bambino che vede la sua mamma, di un nonno che abbraccia il suo nipotino, la gioia di uno sposo che incontra la sua sposa, la gioia di un’amicizia che nasce e che ti consola in un momento di difficoltà, insomma noi esistiamo per vivere ed essere felici.🥰

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Grazie a Marta Ieroianni

Riflessioni ai tempi della quarantena

#IORESTOACASA, queste quattro parole dai primi di marzo, tormentano la mia mente. Le vedo scritte sui muri, su striscioni sventolanti da balconi e dietro i portoni delle nostre case. Queste parole hanno un significato molto importante, aiutare gli italiani a seguire le precauzioni per prevenire il contagio di questo maledetto virus, per tenerlo fuori dalle nostre case, che sono l’arma principale a nostra disposizione per sconfiggerlo. Basta infatti, che non si esca sempre, ma solo per necessità e così si può evitare di prendere il virus e di rallentare la pandemia. All’inizio non è stato facile per nessuno, abbiamo sottovalutato la potenza di questo nemico invisibile, difatti ancora oggi ne stiamo pagando le conseguenze, perché la vita è come uno sport di squadra, se sbagli qualcosa non sai mai cosa può succedere dopo. Noi che non sappiamo più stare in casa, che non abbiamo più il gusto di impastare una pagnotta, di lavorare una calzamaglia, di fare giochi di società, di stare in famiglia… Ci siamo ritrovati in un attimo ad affrontare giornate dentro le mura delle nostre case e a riprenderci pian piano quello che la società moderna ci aveva tolto. All’inizio è stata dura, la noia prevaleva su tutto, ma poi ci siamo resi conto che potevamo riscoprire e imparare cose nuove, ma solo in unico modo, restando uniti e questo è potuto accadere grazie ai social e alla voglia di reagire. I social ci permettono di studiare, di diminuire la distanza dai nostri amici e parenti, di trascorrere del tempo in allegria guardando le dirette su Instagram dei personaggi famosi che non smettono mai di fare il loro lavoro, fare allenamenti per mantenerci in forma, dato che non si può fare sport. Io addirittura avrei dovuto partecipare ad un Pellegrinaggio ad Assisi, ma ora non si può andare fuori dalla propria regione di residenza, allora domenica 3 maggio parteciperò comunque a questo Pellegrinaggio virtualmente. Però anche se i social ci permettono tante cose, io non mi sto divertendo tantissimo, soprattutto per colpa delle distanze, quelle fra i miei amici e parenti posso anche sopportale, ma la distanza che mi separa dal mio papà no!
Lui deve lavorare, qualcuno penserà, tanto poi torna a casa dopo il suo lavoro, invece no! Lui fa la guardia giurata, è dovuto andare fuori Milano e non può tornare a casa per evitare eventualmente di contagiarci. È più di un mese che non torna e non so quando tornerà, per vederlo siamo costretti a fare delle videochiamate. Mi manca tanto, più delle altre volte che andava a lavorare in un’altra città, e ci doveva restare come in questo momento, ma le altre volte non c’era l’ansia di questo virus, che ti prende all’improvviso e si insidia nella vita e te la ribalta.
Ora hai timore di tutto, dei luoghi che frequenti, delle persone che incontri e ti chiedi se sarà stato tutto disinfettato, ti chiedi se colui che hai incontrato sarà un soggetto negativo o positivo al tampone del virus, e ancora ti domandi se tutti stiano seguendo perfettamente le norme igieniche, che gli esperti ci hanno consigliato. Perché le persone ascoltano la metà e capiscono un quarto!
Questo momento è difficilissimo per tutti, ma ci sono delle persone che stanno salvando molte vite, sono gli infermieri ed i medici. Io ho degli amici che fanno questo lavoro, so quanto è difficile questo momento per loro, ogni volta che vengono in contatto con persone positive al virus sono costretti a fare i tamponi e finché non hanno l’esito vivono ore di ansia, per fortuna fino ad oggi sono sempre stati negativi.
Però penso anche agli altri medici ed infermieri, che lavorano nelle zone più colpite, dove i casi di contagio sono tantissimi e sono costretti a lavorare 24h/24h senza tornare a casa, molti di loro sono anche morti, perché infettati. Loro sono i nostri angeli custodi, i nostri salvatori, l’Italia è nelle loro mani.
La vita è questa. Niente è facile e nulla è impossibile. (citazione di Giuseppe Donadei)

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Grazie a Francesco Bianco.

NOSTALGIA💕

Come i bei tempi finiscono allora passeranno anche quelli più bui, mi dico tra me e me, mentre guardo una vecchia partita di calcio in televisione. Questa quarantena mi ha fatto riflettere molto. Grazie a te maledetto virus, sono caduto nel vortice dei miei pensieri, da cui non riesco più a uscire. È per merito di questo tornado che sto resistendo, che ogni giorno combatto a testa alta contro di te. Ma chi lotta veramente non siamo noi comuni cittadini al sicuro nelle nostre quattro mura. Chi sta davvero facendo guerra al Covid-19 sono i medici, che ogni giorno rischiano la loro vita per quella degli altri, sono gli ammalati che tentano di sopraffare l’infezione. Mio nonno era un medico e sono sicuro che avrebbe partecipato a questa battaglia dando l’anima per salvare migliaia di persone. Nel bel mezzo della prigionia ti accorgi quali siano le cose essenziali della vita. Mi mancano le cose semplici, una partita di calcio con i miei amici, le battute a scuola, la confusione di gruppo e i miei compagni, anche quelli meno simpatici. Queste azioni che prima avrei chiamato normali ora sono oro puro e chissà mai se torneranno ad essere semplici azioni quotidiane. I mesi passano e io inizio a cedere: i litigi in famiglia sono sempre più frequenti, ma devo resistere. È un periodo al contrario, ecco cosa penso davvero. Di solito vogliamo una pausa dalle nostre vite sfrenate e faticose, un momento in cui possiamo dimenticarci di tutto quello che ci circonda e rilassarci. Ora è esattamente l’opposto. Non sappiamo più cosa inventarci per cacciare la noia casalinga. Personalmente ho molta paura, ma non tanto del virus in sé, più che altro ho paura di non ripartire, ho paura che la normalità diventi solo un ricordo lontano. Però bisogna anche guardare il lato positivo delle cose, la paura deve essere schiacciata dalla speranza perché solo così supereremo questa minaccia mondiale. Un altro timore che si manifesta in me ogni giorno è quello per la salute dei miei nonni. Se per qualche motivo gli dovesse succedere qualcosa penso che non me lo perdonerei mai per tutta la vita. Mi mancano tantissimo e sono essenziali per il mio piccolo ecosistema. Non vedo l’ora di rivederli e abbracciarli forte, un’altra cosa che prima avrei chiamato normale. Secondo me la quarantena è stata rispettata di più dai ragazzini come me che dagli adulti, anche se in teoria dovrebbe essere il contrario. Io, che mi sto impegnando molto per rispettare le norme di sicurezza, vedo tutti i giorni passare sulla pista ciclabile davanti a casa mia moltissime persone, che non sono lì di passaggio per andare a far la spesa, ma fanno finta di niente come se non fossero morti quasi 30.000 contagiati. Ed è solo grazie a loro se la situazione non migliora, se i casi continuano a salire. Ogni volta che vedo passare questi ignoranti mi assale la rabbia, che percorre tutto il mio corpo e poi, purtroppo arriva alla bocca…
Ma come so tutte queste informazioni sul mostro con la corona?
Grazie a una mia amica, la tecnologia. In questo periodo è stata sempre al mio fianco in molte occasioni. Internet mi ha permesso di conoscere ogni giorno i dati relativi ai contagiati, alle persone guarite e, purtroppo, a quelle decedute. La tecnologia mi ha consentito di andare avanti con la scuola, di vedere amici, parenti e compagni di squadra. Inoltre, grazie a lei posso comunque avere i miei momenti di svago, anche in casa: dopo cena guardo un film con la mia famiglia o l’ennesima puntata di qualche serie tv. Finiti i compiti posso giocare alla Playstation con i miei amici e così rimango in contatto con loro. Un’ altra cosa in cui mi sono cimentato stando in casa è l’esercizio fisico. Dopo il primo giorno di allenamento non ho più voluto fermarmi. Ora, ho il mio appuntamento quotidiano con il tappetino in cameretta. Ed è mentre mi alleno che mi girano per la testa domande su domande su domande. Per esempio, l’altro giorno mi sono chiesto se verremo studiati nei libri di storia. Già mi immagino il titolo:
Coronavirus e la crisi europea nel 2020. Wow!
Un’altra domanda che mi faccio spesso è: “Ce la faremo? Se sì, come e quando?”
Spero solo che tu, maledetto virus scompaia al più presto, e sono sicuro al 110% che prima o poi torneremo a correre per le strade, a incontrarci per una partita all’oratorio, torneremo a scaldare quelle scomode sedie scolastiche, ne sono sicuro.
Stiamo lontani oggi per riabbracciarci domani.🥰

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Grazie a Giacomo Donati

ANNO BISESTO…ANNO FUNESTO?

Siamo ogni mattina davanti a un monitor e il tutto ci sembra molto strano
Ci colleghiamo e talvolta rispondiamo all’appello
Voci per lo più impastate dal sonno, quaderni, libri e penne sparse ovunque e mamma che grida tutto il giorno!
Indossiamo una felpa o una maglietta su un pantalone del pigiama, ci pettiniamo e cominciamo giornate sempre uguali.
A volte perdiamo la connessione, altre volte chattiamo con un altro dispositivo nel gruppo dei compagni o nella stessa chat della videochiamata, salutando gli insegnanti con la consueta forma: “Buongiorno Prof.!”
L’anno scolastico scorre, verifiche, interrogazioni, quiz vengono svolti lo stesso, ma manca l’anima della scuola, manca il vociare, la confusione, manca il rumore del cancellino sbattuto sulla scrivania, le urla delle prof.
Anche l’ultima ora senza campanella non ha senso, non ha senso lo zaino da riempiere alla rinfusa, manca tutto, manca percorrere il corridoio alla velocità della luce con il sorriso stampato sulla bocca.
Maledetto virus….Ci hai rubato molto, ma tu con noi non hai vinto, perché grazie a te abbiamo capito che nulla è scontato e che torneremo a correre, a gridare e anche disobbedire e tu maledetto virus sarai solo un brutto ricordo.

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Grazie a Riccardo Capobianco

La mascherina del topino🐭

Il sole squarciò le nubi e il temporale svanì in un solo attimo, così come, pochi minuti prima si era addensato nel cielo sopra la campagna. Un topino rosa, con una striscia azzurra sul dorso uscì, timido, timido dalla sua tana, accanto alla mamma e si avvicinò ad una grossa pozzanghera di acqua cristallina, portata dall’intensa pioggia. si specchiò nella pozza e vide la sua immagine riflessa nell’acqua, una farfalla variopinta gli si posò sui baffetti:
“Mamma, mamma! Guarda che bella mascherina colorata ho sul nasino ”

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Grazie a Lamberto Scotti

Silvia💓

È il 20 novembre 2018, come ogni giorno sto tornando dal lavoro. In treno, mentre mi rilasso un po’ leggendo le notizie e post più o meno impegnativi su Facebook mi imbatto in una notizia: Silvia Romano rapita in Kenya. Penso a questo nome, che mi risulta famigliare, e agli anni della ragazza citata.
Scrivo un messaggio a mia figlia, coetanea della sorella maggiore di Silvia e compagna di scorribande dell’infanzia “Sai niente di Silvia Romano? “Mi risponde “E’ in Kenya “
La risposta conferma i miei sospetti. Mi assale un senso di tristezza e agitazione, pensando soprattutto alla mamma di Silvia, Francesca, e cosa farei se fossi al suo posto.
Mi vengono in mente i bei momenti passati con le bambine, qui in quartiere, e a quel giorno di vacanza estiva al mare. Momenti felici e spensierati.
In questi 18 mesi ho pensato quasi tutti i giorni a lei, a Silvia, e anche alla sua mamma, ho raccolto condivisioni di speranza con amici e colleghi.
Amici e colleghi con cui anche ora ho condiviso la gioia di leggere la notizia che Silvia è stata finalmente liberata e tornerà a casa!
Ci sono stati momenti in cui ho pensato fosse stata dimenticata dalle Istituzioni, si sentiva quasi un vuoto intorno a lei, ma fortunatamente non è stato così.
Oggi è la Festa della Mamma e credo non ci sia mamma maggiormente felice di Francesca che festeggerà questa giornata come la rinascita di Silvia.
Bentornata, Silvia!

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Grazie a Catia Tironi

Le sue mani🤲

Mio padre, classe 1939, nella sua vita non è mai stato capace di stare con le mani in mano, e anche adesso, ai cosiddetti tempi del coronavirus, non si smentisce.
Ogni mattina, dopo aver fatto colazione 🥐☕️e aver chiacchierato al telefono con figlia e nipote (“Come state? Tutto bene? Non uscite senza mascherina, mi raccomando!”) si dedica al SUO telaio e, con tanta pazienza, crea meravigliosi centrini dai tanti allegri colori.
Questa passione per il telaio risale a tanti anni fa, quando da ragazzino rimaneva ad osservare per ore una sua cugina (della quale forse era anche segretamente innamorato) che si dedicava sapientemente a questa “arte”.
Ebbene, sì, l’ammetto: amo mio padre, amo queste sue mani grinzose che hanno vissuto una storia e che anche in questi giorni trovano un modo bello per trascorrere il tempo serenamente.
E anche se ho la casa già piena di suoi centrini (tutti bellissimi!) non vedo l’ora di andare a prendere anche questi creati nei giorni del confinamento.💓

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Grazie ad una nostra socia (anonima scrittrice).

Il sogno di Zhili 💕

Zhili era una bella bambina di 9 anni con due grandi occhi scuri e un faccino furbetto.
Abitava a Milano, una grande città, frequentava la classe quarta in una scuola vicino a casa e aveva amici tra le compagne di classe e compagni di catechismo.
La sua era una vita che trascorreva serena tra studio, giochi e festeggiamenti di compleanni.
 
💼 🎂 🎉
Un brutto giorno, però, tutto cambiò a causa di un virus che aveva pure (colmo dei colmi) un nome grazioso: Coronavirus!
Ma a dispetto di ciò non era per niente simpatico, anzi, era pericoloso e aggressivo, anche se non imbattibile.
Per sconfiggerlo vennero emessi divieti in conseguenza dei quali tutti erano obbligati a rimanere chiusi in casa , a non frequentare persone , neanche i nonni ☹️, per evitare di contagiarsi.
Iniziò, così, un periodo di gran noia perché Zhili si rese conto che le mancavano la scuola, il catechismo, gli amici (anche se poteva sentirli al telefono) e trascorreva le giornate insieme a mamma e papà che era sì una bella cosa, ma non potevano uscire per fare tutte le attività belle e interessanti come andare al museo, andare a giocare nei parchi e a passeggiare.
Una sera andò a dormire e si addormentò pensando con nostalgia a tutte queste cose.
 
A un certo punto, in piena notte, si svegliò spinta da una strana ispirazione.
Si mise a rovistare tra i giochi e trovò un paio di occhiali 😎, li indossò e si accorse che erano occhiali laser con i quali poteva vedere le cose piccolissime, allora le venne un’idea e cercò tra i vestiti e trovò una bella mantellina rossa, prese dei pennarelli e tracciò una grande Z, la indossò e divenne Super Zhili e come Peter Pan si mise a volare sopra Milano.
Era una notte buia e Milano era deserta, ma gli occhiali laser le permettevano di vedere tutto più nei minimi particolari per cui Zhili si mise a dare la caccia al corona virus, vide dei ragazzini imprudenti che nonostante il divieto si erano radunati in un cortile e scorse un gruppo di criminali di coronavirus che stava per aggredirli, subito usò i raggi laser degli occhiali e li sterminò.
Poi disse ai ragazzi “Incoscienti! Questa volta vi ho salvato ma dovete ubbidire, restare a casa e lavare sempre le mani”.
Poi vide due innamorati che si baciavano ed un coronavirus che si stava avvicinando. Sparò con un laser e diede anche a loro le stesse ammonizioni.
 
E così andò avanti per tanto tempo, salvando tante persone ma a un certo punto…Puff ! Scomparve tutto e Zhili sentì la voce della mamma che le diceva :
“Zhili, svegliati, devi far colazione “e Zhili si rese conto che era stato tutto un sogno, però bellissimo e le aveva permesso per un pò di sentirsi Super Zhili 😊

 

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A, la mia lettera preferita 🤗

A come Antonella, A come Affori, e ora anche A come Adriano.
Adriano come un ragazzo di tanti anni fa, maldestro, esagerato, esuberante e possessivo. Ma erano tanti anni fa.
Oggi penso, e ripenso. Pare che questo essere in casa, costante di ogni giorno, ci lasci l’unica fuga possibile nei pensieri. E dai pensieri ai ricordi il passo è breve, come il sospiro che cerchiamo di non far sentire a chi ci vive al fianco, non sia mai che si preoccupi.
Adriano, oggi, non lo penso più. È un quartiere che non ho mai visto e sogno di vedere. Sono persone che ho intravisto (ah, la meraviglia delle video- conferenze o come volete chiamarle) e mi hanno fatto sognare. Non ricordo i nomi, ma ho ancora addosso le idee legate a una coppia che progettava un viaggio in moto 🛵
Adriano è un quartiere dove la gente non ha smesso di frequentarsi. E ospitare altra gente, che anche se viene da Affori è ben accolta.
Adriano è un sogno, il mio sogno di evasione.
Adriano è un appuntamento che mi fa battere il cuore, 💞presagio di un pezzo del mio futuro, che fuori di qua, passa di là, proprio dal quartiere Adriano.

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Grazie ad Antonella Zanca

Una sorpresa tornando dal dentista…😉

Il verso delle cornacchie non è proprio piacevolissimo, il loro nome del resto , cornacchie, è proprio dio origine fonosimbolica come dicono i linguisti, una parola cioe’ che imita un suono, come tintinnare per capirci, e imita proprio il loro sgradevole verso.
Verso che infatti si esprime con il verbo gracchiare, fonosimbolico pure quello.
Non tutti sanno che negli ultimi decenni Milano si è riempita di cornacchie che hanno abbandonato le campagne intorno…dove a causa dei diserbanti e degli insetticidi non trovano piu’ da mangiare.
Io le ho viste spesso al parco Lambro che attraversavo in bicicletta quando insegnavo in una scuola professionale post Universitaria in via pusiano 🚴‍♀️
Ma ce ne erano anche fuori dai parchi, in mezzo alle case, perfino nei cortili, solo che non le sentivamo : il loro gracchiare era coperto dai troppi rumori della città!
Oggi sono andata dal dentista in via Panfilo Castaldi e per tornare ho chiamato un taxi 🚖
L’ho aspettato per qualche minuto sul marciapiede, in una strada deserta e lì, ho avuto una SORPRESA , una cosa che mai mi sarei aspettata: ho sentito gracchiare le cornacchie !
Non le ho viste volare (e chissa’ dove abitano?) ma le ho sentite gracchiare lì, a pochi metri da Piazza della Repubblica.
Vorrei che riuscissimo a fare in modo che il ritorno alla normalita’ ci porti una normalita’ diversa da quella di prima , un po’ meno inquinata, un po’ meno rumorosa.
Ciao, cornacchie ! Spero proprio di risentirvi presto… 🥰

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Grazie a Donata

Titolo: Fase 2

Una sera qualunque ai tempi del lockdown, distrattamente in sottofondo sento un programma di approfondimento con ospiti collegati da diverse parti del mondo.
Il programma sta per finire, il conduttore chiede agli ospiti di definire , con una parola o una frase, cosa sara’ “la nuova normalita’ ” .
La testa comincia a lavorare come se fossi uno degli ospiti : cosa sara’ la nuova normalita’ PER ME?
Paura, convivenza con il virus
Ansia di un futuro diverso
Capacita’ di adattarsi
Nuova solitudine
Tecnologia
Paura del cambiamento
Voglia di cambiamento
Resilienza
Mancanza di affetti
Voglia di un abbraccio
Calore umano
Non so cosa sara’ la nuova normalita’ , so che saremo tutti diversi…spero TUTTI MIGLIORI !💞☘️

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Grazie a Letizia

Sorridiamo sempre, un insegnamento da seguire 😃

Su’, ragazze e ragazzi, è stato tutto uno scherzo.
Tutto è iniziato quando la nostra cara amica Isa si è nascosta bene bene e ora sta osservando cosa facciamo senza di lei.
Gli amici del Bar dell’oratorio si trovano un po’ persi: non riescono a stare tutti insieme e decidono di organizzare un flash mob. Al pomeriggio dalle 15,30 alle 19,00 non si esce piu’, si sta a casa, niente piu’ burraco con gli amici, piu’ nessuna gara per accaparrarsi il posto migliore al tavolo da gioco, niente piu’ bambini allegri e un po’ rumorosi per fare merenda prima del catechismo, niente piu’ signore e signori un po’ avanti con l’eta’ in cerca di una parola, a volte non trovata.
Niente di tutto questo: quest’anno niente festa di Carnevale, sospese le Sante Messe, sì, sì, avete capito bene, addirittura sospese le Messe con tutti i fedeli! Niente celebrazioni per la Pasqua.
Sembra proprio una cosa seria!
Caspita, vedete quante cose belle si possono fare se ognuno di noi fa un pezzettino…
Ah, no, mi sono persa, svegliata dai canti provenienti dai balconi.
Mi dicono che è il flash mob delle 18,00 per sdrammatizzare sul COVID19.
Mio marito mi dice “ Ma ancora non hai capito che non è uno scherzo, non è un sogno…e’ tutto vero!”
La nostra amica non ha fatto uno scherzo, ci ha veramente lasciato all’ improvviso…
E poi, pochi giorni dopo, dopo è arrivato un virus piccolissimo, ma capace di stravolgere la vita di tutti.
La morale è la stessa: tutti insieme, una mano lava l’altra, possiamo farcela e se tutti facciamo la nostra anche piccola parte potremo rivederci e forse sopportare un po’ di piu’ il trambusto di quei bimbi, che poi non era così male, e scambiare una parola con chi, stufo delle solitudine della propria casa, desidera fare due chiacchiere.
Apprezziamo di piu’ il valore delle piccole cose e sorridiamo sempre alla vita, come ci ha insegnato Isa…🥰

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Grazie a Katia.

Pensieri di una domenica di (forse) fine quarantena💞

Nel silenzioso isolamento si susseguono, diversamente uguali, i giorni di questa quarantena.
Routine spezzate, vite sospese.
Tempo scandito solo dall’alternanza del giorno e della notte, finestre vere e virtuali, i soli contatti col mondo.🌞🌜
Case diventate prigioni e stanze come celle.
Messi in scacco da ciò che ci è ignoto, bramiamo il ritorno a ciò che pensavamo fosse la normalità, nascondendo la paura di essere contagiati.
Indecisi se essere leoni o pecore, lasciamo che parole di altri diventino le nostre, annullando ancora di più quel che siamo.
Siamo passati dal non avere tempo ad averne troppo, rimanendo schiacciati dalla sabbia che scende inesorabile dalla clessidra chiamata vita.
Troppo presuntuosi per ammettere che ci manca un abbraccio, bramiamo una ripartenza che, comunque, ci terra’ ancora lontani .
Incapaci di riconoscerci fragili, ripariamo le nostre inutili armature verso un nemico invisibile che ci porta a scontrarci tra di noi anzichè ad unirci.
In una società del tutto e subito siamo costretti ad aspettare un vaccino senza accorgerci che l’isolamento lo avevamo già’ prima quando, come formiche non collaborative, brulicavamo aria, suolo e sottosuolo di questo nostro mondo che, forse, ci ha voluto solo avvisare della sua presenza.
Prima o poi torneremo alle nostre vite più’ o meno uguali a prima, torneremo a correre, a muoverci, a litigare per un posto in fila, a suonare clacson e a rimandarci a quel paese…quasi come se tutto questo non fosse mai esistito o come una brutta esperienza da raccontare ai nipoti…
Spero solo che non sia stato tutto vano, che non sia proprio così.
Spero che ci ricorderemo di quel mancante abbraccio , comprendendo che siamo parte di un tutto e non il tutto di una parte .🌹

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Grazie a Fabio Bombelli

Ricordi della Cascina Cattabrega 💞

Come tutti ,siamo nelle nostre case in attesa che pian piano tutto torni alla normalita’.
Si potra’ parlare di NORMALITA’ ?
Non sappiamo QUANDO, COME e CHI potra’ riprendere appieno le sue attivita’ .
Io sono Elgina , una ex insegnante ora in pensione.
In casa ci sto volentieri, sono attenta alle regole, pero’… mi mancano le giornate passate nella Cascina Cattabrega del nostro quartiere.
Mi manca in particolare la compagnia di un gruppetto di persone: due giorni a settimana,infatti, un gruppetto di signore , amanti dello “ Star insieme” si davano appuntamento creando cose belle aiutate da me , con i miei consigli per il CUCITO CREATIVO.🧶🧵
Non mancavano mai all’ appello GRAZIA, DORA, GABRIELLA, ROSA, LUCIA, DANIELA e MARIUCCIA : sono state le prime a dare vita a queste giornate, tutte desiderose di creare di volta in volta tanti piccoli capolavori che le gratificavano sconfiggendo la solitudine quotidiana. Ultimamente il nostro entusiasmo aveva contagiato altre persone dando origine a un secondo gruppo che si riuniva il lunedì, ma presto siamo state bloccate tutte dagli ultimi eventi del covit 19.
Cosa facciamo adesso ?
Ci sentiamo quasi tutti i giorni con telefonate e messaggini, cerchiamo cioe’ di trasformare questo tempo dandogli un NUOVO SENSO fino a quando non si riapriranno le porte della nostra amata Cascina .
Ciao a tutti e BUONA VITA . 🥰

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Grazie a Elgina

Festa dei lavoratori – RIDATEMI L’UFFICIO🤦‍♀️

In quanti ad inizio anno abbiamo guardato il calendario per vedere come “cadono” le festività? Io sono una di quelle e con grande felicità avevo visto che il primo maggio, meritata festa per tutti noi lavoratori, sarebbe stato un venerdì.
“Ah che bello: un weekend lungo! Quasi quasi prenoto il treno per la Liguria , il primo week end di mare! ” 🏄‍♀️ 🤽‍♀️ 🚣‍♀️
Il destino, però ,ci ha messo lo zampino e dopo più di due mesi di smart working, in questo “strano” primo maggio dico a voce alta : “RIDATEMI L’UFFICIO”
Che strana la vita! 🙄

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Grazie a Letizia

Resoconto(sorprendente) del mio primo giorno di lavoro🌷😕

Oggi primo giorno di lavoro dopo quasi due mesi che non esco di casa ,neppure per fare la spesa.
Non vedevo l’ora che arrivasse questo momento: LIBERTA’!!! Finalmente posso uscire !!!
Mi aspettavo la leggerezza che si prova normalmente quando è tanto che desideri qualcosa, invece…ho percepito ansia e solitudine.
Ho osservato tutto, il “mio” Quartiere Adriano , il Centro Citta’, il Duomo come MAI l’avevo guardato.
SILENZIO…questo ho visto…sì, perche’ il silenzio lo VEDI anche CON GLI OCCHI, lo percepisci nell’aria…
Oggi primo giorno di un nuovo inizio irreale…😥

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Grazie a Katia.

Il bello del Ballo 💃

Purtroppo per il gruppo Danzamondo dei Genitori Attivi (danze popolari e folkloristiche ) dover interrompere le lezioni che ogni venerdì sera ci tenevano uniti nell’ atrio della Scuola di via Frigia -Istituto Italo Calvino -è stata (e continua ) a essere una sofferenza.
Per noi l’appuntamento del venerdì sera , prima del Coronavirus, era un’opportunita’ di evasione: stanchi o non stanchi era difficile rinunciare a quelle due ore di svago; superato il “trauma “ di dover uscire di casa dopo un’intera settimana di lavoro , poi tutta la stanchezza spariva e quando cominciavano le danze si veniva trascinati dalla musica.
Mentre si ballava , nella mente arrivavano anche le immagini di tanti Paesi , con un “ Damat halay” tra i camini di fate in Turchia, con una “Galopede o un “Branle des chevaux “ in un castello medievale della Loira , con un “Hasapiko” si andava a sorseggiare un outzo in un’isola greca, con un” Hora medura” si arrivava fino in Israele, con un “Dashing white sergent “si vedeva l’allegra Scozia.
Le danze popolari hanno , infatti , delle sonorita’ che ci fanno riconoscere il Paese da cui provengono e ci permettono di viaggiare anche solo facendo pochi passi di danza.
Speriamo presto che le nostre mani possano ritrovarsi a unirsi e a formare un cerchio , figura simbolo spesso utilizzata nei balli popolari; infatti le nostre lezioni sono per tutti , è bellissimo il clima di festa che si respira , la buona musica, l’armonia che si crea.
Non importa quanto sei bravo o meno a ballare, è il gruppo che fa la forza in questi balli, l’unione che si crea , si balla per stare insieme, per divertimento ed è questo quello che noi respiravamo il venerdì : lo stare insieme con buona musica e pura allegria.
E poi, se non per noi adulti, dovremo ricominciare almeno per far sorridere Alisea , la bellissima bimba di soli 6 anni che ha sempre accompagnato la sua mamma alle lezioni e che in queste settimane canticchia ballando in casa le varie canzoni ricordandole meglio di noi grandi.

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Grazie a Sergio e Loredana di “Danze Popolari”.

Vorrei tornare a una vita normale …🌼

Quando a fine febbraio è iniziato questo periodo di quarantena, dove tutti dovevano rimanere a casa a poter poltrire sul divano, io mi sono trovata catapultata in un vortice senza fine.
Il giorno iniziava molto presto e la notte arrivava sempre troppo tardi.
Dopo più di un mese nulla è cambiato nei miei orari, nella quarantena e negli occhi di chi rimane a casa ad aspettare il mio ritorno guardando il mio viso segnato ,non solo dalla stanchezza,ma anche dalle protezioni obbligatorie che dobbiamo indossare.
Vorrei ricominciare a vivere normalmente: poter andare a bere un caffè da un’Amica, passeggiare al parco, andare alla Messa la domenica e vedere di nuovo un vero sorriso sui visi di chi mi sta accanto. ☕️💒👭

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Grazie a Monica Manenti.

“Parlami d’amore”. Poesie, letture e canzoni per Emergency. 27 ottobre 2019.

Ore 9,00
partono gli ultimi whatsapp per ricordare a parenti e amici l’evento che ci sarà nel pomeriggio a Villa Pallavicini.
“E’ dalle 8 che sto stalkerizzando tutti inviando per l’ennesima volta la locandina”
“I reminders sono stati inviati e altri partiranno in automatico tra qualche ora”

Ore 15,00
“Noi siamo già alla Villa Pallavicini, abbiamo già ritirato il buffet offerto dai Soci Coop Lombardia”.

Ore 16,00
” Sto arrivando”, “Io sono in cammino” , “C’è stato un imprevisto ,ma stiamo arrivando” , qualcuno si è perso colpa di Google Maps.
L’allestimento continua, si fanno le ultime prove, si prepara il buffet. Tutti al lavoro, tutti concentrati, tutti… un po’ in (tanta) ansia.

Ore 17,00
Inizia ad arrivare il pubblico. “Ma quanti sono?” la paura che venisse poca gente svanisce: la sala è piena !!!!

Ore 17,30
Si inizia.
Le poesie, si alternano alle canzoni e alle letture. Chi si emoziona alle parole di Alda Merini, chi a quelle di Jacques Prevert o Frida Kahlo, chi sorride a quelle di Stefano Benni e chi si commuove alle lettere dei partigiani. La musica ci accompagna: De Andre’, Battiato, Cohen e per finire “Bella Ciao” cantata da tutti.
Applausi. Applausi. Applausi!!!!!!!
ore 21,00
” E’ andata benissimo”.
” Bravissimi i lettori e i musicisti”.
” Grazie a tutti, è stata una bellissima serata”.
” Sono fiera di aver fatto parte di questo gruppo”.
” E’ stata una bellissima esperienza”.
” Ho avuto un momento di panico quando non funzionava più il microfono di Paoloantonio, ho perso venti anni della mia vita… “.
Questa la cronaca di una giornata particolare. Abbiamo fatto una cosa bella, abbiamo formato un gruppo unito e partecipe che ha creduto nel progetto e che ha lavorato con grande impegno per quasi due mesi. Non disperdiamo questa energia. Ci ritroveremo ancora.

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Grazie a Enrica del Gruppo Volontari Emergency Zona 2.

L’attesa di un abbraccio collettivo

Eccomi !😀
Dopo una vita ad aspettare il lavoro dei miei sogni…arriva !!!
Ed è meraviglioso, speciale, proprio quello che immaginavo e anche di più
Poi…arriva il CORONAVIRUS e si ferma tutto…
E adesso ?
Come potro’ ancora gioire nell’andare al lavoro, come faro’ a continuare i progetti che insieme alla mia collega speciale avevo iniziato ?
Andrà tutto bene, perchè i nostri CLIENTI sono pieni di speranza, di sorrisi e hanno tanta voglia di abbracciarci…sono i nostri fantastici BAMBINI della scuola dell’infanzia !!!👶👩‍🏫🎒💞

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Grazie a Valentina.

Armonia , pace e bellezza 💕

Aprile è il mese in cui la fioritura del glicine è al suo splendore. Lungo una sponda del Naviglio Martesana verso la fine di via Padova c’è un punto preciso dove forme e colori sembrano inneggiare l’incanto della natura. Se si librassero delle fate non ne saresti sorpreso.
E’ magico, dolce, pacifico. Nel senso di pace. Armonia.
Un altro tocco di colore e armonia lo si trova più avanti, sulla casa che affaccia sul Naviglio, quella che ospita un dipinto in cui il colore azzurro è prevalente.
Per guardarlo più da vicino devi andare sul Ponte. Così ti accorgi che si tratta di un’Annunciazione, intitolata “Madonna della Liberazione”. Non libertà. Liberazione. E allora capisci tante cose, rimetti insieme i racconti che ti facevano tuo padre, tuo nonno… risenti l’eco di quel canto che oramai quasi nessuno ricorda più. “:… i mamm diséven di gran rosàri, te domandàven la pas del mônd”.
Liberazione. Oggi la celebriamo il 25 di ogni aprile.
Il 25 aprile del 1945 cadeva di mercoledì, giorno infrasettimanale, magari sereno, tiepido e colorato e bello come oggi. Difficile immaginare spari, appostamenti, tensioni, odi in giornate così belle. Eppure accaddero…
Ma anche qualcosa di meraviglioso accadde proprio lì, lungo il Naviglio: quel prete giovane aveva fermato la colonna tedesca e, armato di un’Ave Maria, mise in salvo gli ostaggi. Liberazione.
Liberazione come passaggio, da non essere liberi a esserlo. Una conquista.
Abbiamone cura : questo mi ripeto in questi giorni di “corona”, restando a casa.
Lasciamo libero il nostro spirito, la nostra mente, il nostro cuore, riempiamo il nostro animo di armonia e di bellezza.

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Grazie ad Anna.

Armonia , pace e bellezza 💕

Aprile è il mese in cui la fioritura del glicine è al suo splendore. Lungo una sponda del Naviglio Martesana verso la fine di via Padova c’è un punto preciso dove forme e colori sembrano inneggiare l’incanto della natura. Se si librassero delle fate non ne saresti sorpreso.
E’ magico, dolce, pacifico. Nel senso di pace. Armonia.
Un altro tocco di colore e armonia lo si trova più avanti, sulla casa che affaccia sul Naviglio, quella che ospita un dipinto in cui il colore azzurro è prevalente.
Per guardarlo più da vicino devi andare sul Ponte. Così ti accorgi che si tratta di un’Annunciazione, intitolata “Madonna della Liberazione”. Non libertà. Liberazione. E allora capisci tante cose, rimetti insieme i racconti che ti facevano tuo padre, tuo nonno… risenti l’eco di quel canto che oramai quasi nessuno ricorda più. “:… i mamm diséven di gran rosàri, te domandàven la pas del mônd”.
Liberazione. Oggi la celebriamo il 25 di ogni aprile.
Il 25 aprile del 1945 cadeva di mercoledì, giorno infrasettimanale, magari sereno, tiepido e colorato e bello come oggi. Difficile immaginare spari, appostamenti, tensioni, odi in giornate così belle. Eppure accaddero…
Ma anche qualcosa di meraviglioso accadde proprio lì, lungo in Naviglio: quel prete giovane aveva fermato la colonna tedesca e, armato di un’Ave Maria, mise in salvo gli ostaggi. Liberazione.
Liberazione come passaggio, da non essere liberi a esserlo. Una conquista.
Abbiamone cura : questo mi ripeto in questi giorni di “corona”, restando a casa.
Lasciamo libero il nostro spirito, la nostra mente, il nostro cuore, riempiamo il nostro animo di armonia e di bellezza.

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Grazie ad Anna

Il tempo sospeso⏳

La Pasqua è conosciuta come il giorno del rinnovamento e della speranza. Per ora e per sempre.🌿
E’ trascorsa in questo tempo sospeso e di attesa ma la primavera che esplode in colori e cinguettii evoca ricordi preziosi, delicati e mai dimenticati.
Il senso di quiete che circondava il piccolo orto e i movimenti delle mani che si ripetevano di anno in anno. Pochi semi, appoggiati delicatamente sulla terra per poi coprirli con cura e attenzione. Basilico, rapanelli, prezzemolo e poi il profumo della terra bagnata.
I piccoli gesti sono lenti e ritrovano il loro valore vivendo il presente, cogliendone i dettagli, i minuscoli cambiamenti e le sfumature di ciò che ci circonda.
Impariamo ad aspettare perché la natura non ha fretta e non si ferma, nonostante tutto.💕
Poi, respireremo di nuovo l’aria fresca dei momenti più belli.

L'immagine può contenere: pianta e spazio all'apertoL'immagine può contenere: pianta, spazio all'aperto, natura e acqua, il seguente testo "Basil"

Grazie ad Annalisa

 

Il tempo perduto

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Grazie a Fabiana

Quello che voglio in questo momento 🐘🦛🐆🦓

Voglio che il coronavirus finisce perchè stare sempre in casa è brutto e allora per divertirmi gioco a memori di cars, faccio teatro e ascolto i miei libri preferiti, tipo Star Wars. Dopo voglio andare in Africa quando è finito tutto questo !

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Grazie ad Arturo.

Ai miei nipotini💞💞💞

“Al mattino quando vi vedo la casa si illumina. Il tuo sorriso di bimbo di otto mesi si allarga sul tuo visino donandomi allegria e serenità, mentre tuo fratello arricchisce le mie giornate con le sue domande che richiedono risposte repentine e sicure. Guardandovi il tempo assume un altro significato e la leggerezza riempie la mia esistenza.
Ai miei nipotini. Una Nonna.”

Grazie a Simonetta

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Poesia dedicata a un nemico che sconfiggeremo😎

In questo tempo sospeso, tra il momento in cui ci siamo fermati e quello in cui torneremo alla normalita’, tutti insieme con la forza “teniamo duro” !
Per questo condivido con tutti gli abitanti del quartiere Adriano questa poesia in milanese (l’autore non so chi sia ma sicuramente è un genio , almeno per me )

Te se riva’ de nascundon
Te se cascia’ in tutt i canton
Te fe tribula’ tuta la gent
Dutur, infermer, e chi l’ha perdu i parent
Le dura questa pandemia
Te metu in gincc la mia lombardia
Fa nient, numa molum no tant facilment
Anca se te fa murì putrop tropa gent
Ch’el disaster chi, a num, te duvevet minga fal
Adess sem propi stuf e te cascium fora di ball

Grazie a Michela

Dalle sbarre😷

Qui ,da dietro le finte sbarre, sembra primavera,
perchè di vero ci si confonde
il sole scalda bene , da’ energia,
la maglietta scivola via,
il polline si arriccia negli angoli
e nell’aria sembra neve libera.
Basta poco per vedere la luce oltre il vetro,
il silenzio è rotto meno frequentemente
ma vince sull’umore del rumore
Le frequentazioni sono spente,
si erano spenti troppi cuori …

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Grazie a Roberto Emilio

Driiin, driiin, pistaaaaaaaaaa 🚲

Ormai Alice aveva preso completa padronanza del mezzo, la sua pedalata era sicura e le incertezze iniziali erano svanite.
La bicicletta correva sicura sulla striscia di asfalto che attraversava il Giardino Franca Rame e Tobia le scodinzolava accanto sull’’ erba , abbaiando felice per i successi della sua padroncina. Mamma e papa’ la seguivano con lo sguardo entrambi orgogliosi , mentre il sole primaverile in cielo…
Driiin, driiiin
” Svegliati , Alice” dice la mamma” E’ ora di alzarsi dal letto, di prepararsi per la lezione on line con la Maestra e con tutta la classe…”
“Oh , mamma, ho fatto un sogno così meraviglioso… ”
” Non ti preoccupare , Alice , vedrai che i sogni piu’ belli si realizzano !!! “💞

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Grazie a Lamberto Scotti.

L’attesa di uno sguardo 💞

Come tutti i venerdì ogni due settimane aspettiamo sul balcone il tuo arrivo.
E’ una fortuna che tu debba andare a ritirare i dispositivi di protezione in Cascina San Paolo.
Ogni venerdì il tuo sguardo è sempre piu’ affaticato e preoccupato, ma la gioia di poterci vedere , di poter godere per qualche istante del sorriso del tuo piccolo nipotino ti ridà quella carica e vitalita’ necessaria per tornare in ambulatorio, dai tuoi pazienti.
E sono sguardi come questi tra una figlia e un papà, tra un nonno e un nipotino, tra un medico e un paziente , a dare la speranza che #tuttoandrabene 🎉

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Grazie a Francesca Mussi.

La vera storia di un tappetino blu 🔵

Ho fatto il nodo alle stringhe, stretto. Ho preparato la borraccia, piena. Il tappetino blu mi osserva con aria di sfida, lo ignoro. Mi sono ripromessa di fare esercizio in questo periodo di clausura, mente sana in corpo sano, il tuo corpo come un tempio, gridare “Adrianaaaaaa” quando sei al decimo addominale : le basi insomma. Mi sdraio, mi prendo giusto quei cinque minuti per prepararmi psicologicamente. Inizio la mia serie di addominali, al terzo il cane viene a controllare se sto bene, visibilmente preoccupato, al quinto mi annusa cercando, probabilmente ,di rianimarmi. Riesco a finire la mia serie da quindici, sono molto soddisfatta di me !
Vado a fare una doccia…che poi devo fare la pizza😉

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Grazie a Francina Foresti

Il gatto, la luna e un viaggio intorno alla mia camera 🌍

Il gatto sta fermo come una sfinge davanti alla finestra, ma cosa guarda? La luna gioca a nascondino dietro al palazzo di fronte, un micio bianco siede sul davanzale di fronte…quanta pazienza.
Ma forse lo osservo perchè, in questo periodo , siamo diventati un po’ tutti come lui : contempliamo le nostre case, facciamo il “Viaggio intorno alla mia camera” come Xavier de Maistre durante il suo, di contenimento , durante il Settecento.
Qui c’è il divano, quello che avevo comperato immaginandomi lì a leggere e dove invece, prima, non avevo mai tempo per sedermi.
Sai che, invece, è proprio perfetto per salpare con Salgari? E su quel tavolino adesso ci sono due tazze di caffè’, l’aroma ancora nell’aria.
Guardo il gatto che guarda fuori, anche io voglio riappropriarmi del tempo, perdermi nell’istante, assaporare il nulla…

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Grazie a Emy Mur

Un’occasione da non perdere 🤩

Io amo la Natura , ma il pollice verde non l’ho mai avuto .
Eppure …era tutto vero : bastava davvero dedicare qualche attenzione, un po’ di cure e due frasi gentili e le piantine mi avrebbero ricompensato !
Ora vorrei portare questa mia esperienza, provata in questi giorni in cui il tempo non è mancato fuori dal mio balcone e immaginare che il balcone sia tutto il mondo e come me ci siano tante persone orgogliose delle loro belle piantine primaverili…cosa non faremmo per mantenerle così belle più’ a lungo possibile ?
E allora, adesso che il mondo si è scrollato di dosso tanto inquinamento , siamo tornati a sentire gli uccellini, a vedere più’ spesso le cime dei monti (sogno di essere in una di quelle belle case con vista !) a respirare l’aria più frizzantina e a rivedere colori di foglie prima tutti simili…come possiamo non fare di tutto per cercare di mantenerli così , per far capire alla Natura che abbiamo capito ?
Questa pausa ci è servita , abbiamo ricevuto il messaggio !!!

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Grazie a Paola Angiulli

Ascolto terapeutico di brani che rafforzano l’animo in tempo di coronavirus 🎶

Ciao a tutti , mi chiamo Danilo Legnazzi e abito in quartiere Adriano. Mi diletto da sempre a cantare e, nel mio piccolo, potrei definirmi anche io un “ Ragazzo della via Gluck “, anzi per l’esattezza…della via Gherini.
Cambia il nome della via, ma non la condivisione delle tematiche che il famoso brano, ora come allora, suscita : il territorio che cambia intorno a noi, gli amici che si perdono di vista, la vita adulta che avanza e ci carica di nuove responsabilità vuoi per lavoro, la famiglia , ecc. Adesso poi con l’obbligo dei domiciliari causa coronavirus mi rimane tempo anche per curiosare su internet alla ricerca di canzoni che abbiano lasciato un segno o che lancino un messaggio
Ne ho trovate alcune che vorrei suggerire e condividere :
”C’e’ chi spera” di Riki Maiocchi perche’ la speranza è l’ultima a morire
“C’è bisogno di un piccolo aiuto “dei Pooh, invocazione laica a Nostro Padre
“Uomo macchina” di Adriano Celentano perche’ non si diventi tutti degli inconsapevoli robot,
“La gente di cuore “di Masini /Ruggeri per dire grazie ai tanti medici, paramedici e volontari a qualsiasi titolo che oggi e sempre si dedicano al prossimo.
Buon ascolto e chissà se, finita l’emergenza, non ci si possa ritrovare insieme a cantarle tutte!

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Grazie a Danilo Legnazzi

Insieme, sempre 🔗🙏🏼

E’ una Pasqua strana quella che stiamo vivendo oggi.
A casa , da sola, mi torna in mente un venerdì di qualche settimana fa ,era il 27 marzo 2020.
Un normale venerdì di smart working , sono le 18,00 e sento alla tv la voce di Papa Francesco; lascio il pc e vado vicino alla tv.
L’immagine è potente ed emozionante : un uomo solo, sotto la pioggia battente. Solo in una piazza normalmente gremita di gente, oggi vuota. Le parole che dice mi colpiscono e mi commuovono per quanto siano forti e vere , oggi piu’ che mai : “Ci siamo resi conto di trovarci tutti nella stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti , come quei discepoli che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono “siamo perduti”, così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme ”

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Grazie a Letizia Bombelli

Una cartolina dalle Donne ad alta voce🥰

Fatima, Eiman, Xiao Xiao, Mariana, Assaja, Mary, Victory, Walaa…. Egitto, Bangladesh, Cina, Sudan, Nigeria…
Laura ed io, volontarie dei corsi di italiano per stranieri, non abitiamo vicino e in questi giorni non possiamo scambiarci neanche un saluto con la mano da un balcone all’altro. Peccato, ma i pensieri, però, sono gli stessi. Pensiamo alle nostre giovani amiche del gruppo “Donne ad alta voce” ed entrambe le vediamo che sorridono. Ci sorridono, e ci dicono cose carine, anche in questo momento. Le vediamo salire, magari un po’ agitate, sul palco con i loro fogli che leggeranno al pubblico, prima nella loro lingua, poi in italiano. In questo periodo, niente fogli volanti, ci scriviamo su whatsapp, che essendo giovani, loro maneggiano con tanta più abilità di noi. Ecco cosa dicono più o meno i loro messaggi : “Forza, qui tutto a posto, anche voi ? Tra un po’ torneremo a vederci. Se no, useremo la videochiamata, che problema c’è?”.

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Grazie a Laura e Marina.

MA TU SE UNO PSICOLOGO!

Tempi difficili, pieni di emozioni, di ansie, di pensieri, di cose da non fare più e di cose da inventarsi … ci siamo tutti dentro!
Capita di condividere pensieri con amici e conoscenti, di raccontare i propri timori … e capita di sentirsi rispondere: “Ma come? Sei in ansia …? Ma tu sei una psicologa!?”
Ebbene sì! Anche gli psicologi provano ansia, paura, gioia, rabbia, felicità … esattamente come tutti gli altri esseri umani. E per fortuna … anzi ,direi, che non potremmo svolgere il nostro lavoro se non provassimo emozioni, se non fossimo profondamente in contatto con esse, se non ci permettessimo di viverle, di provarle e di raccontarle .
Certo poi la cassettina attrezzata con gli strumenti del mestiere fa la sua parte …

L'immagine può contenere: il seguente testo "DANIEL GOLEMAN INTELLIGENZA EMOTIVA CHE COS'E RENDERCI FELICI BUR"L'immagine può contenere: pianta, albero, spazio all'aperto e natura

Grazie a Graziella Langialonga.

Ricordi di primavera 🌼

“Il cielo era perfettamente sgombro di nuvole, l’aria tiepida e una leggera brezza portavano nell’aria il profumo dei primi fiori colorati che si riflettevano nell’acqua del Naviglio.
Le nutrie nuotavano indisturbate insieme alle anatre e le farfalle bianche giocavano al sole svolazzando da un fiore all’altro”
Questo è il ricordo di una domenica di primavera dello scorso anno mentre pedalavo lungo la nostra bellissima Martesana: credo che questo sarà uno dei primi posti dove vorrò andare alla fine di questo periodo.
È vero, ci sono luoghi più belli, ma i posti del cuore sono insostituibili!

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Grazie a Viviana Colombo

 

Vita di condominio 🏘️

Sentire il tempo che fluisce in un spazio privo di interruzioni, dal lunedì mattina e al venerdì sera.
Distinguere le concitate battute di quella telenovela spagnola che non avevo mai sentito (grazie alla mia vicina).
Il perimetro della casa che diventa il luogo per una passeggiata.
Le voci indistinte di colleghi e amici, l’unico contatto con l’esterno.
Il ricordo, vago, della quotidianità di prima,qualcosa di lontano, eppure così vicino.
E poi…il dimenticato balcone che a un tratto prende vita… i cruciverba, la ginnastica, i film.
La voce del piccolo Leone con i suoi pianti e i suoi primi discorsi…ringraziare per la sua dolce presenza❤️ e in fondo sentirmi un po’ come la vicina dei ferragnez😃
Questa è la mia quarantena da single !

L'immagine può contenere: persone sedute e spazio all'aperto

Grazie a Federica

Germogli, prima o poi (c’è un tempo per ogni cosa)

Esserci con le parole significa raccontare cio’ che si sente e cio’ che si prova e che altri hanno provato.
Con i miei racconti volevo esserci, con voi.
Era il giorno giusto, l’inizio della primavera ed erano le persone giuste , quelle che avevano prestato attenzione alla mia voglia di parlare al mondo.
Non sara’ la data perfetta , ma so che ritroveremo la voglia di esserci, di nuovo.
Aspetto voi , con le parole di speranza di uno dei miei personaggi ” Non correre, sei arrivata “.

L'immagine può contenere: spazio all'aperto

Grazie a Antonella Zanca.

Cucinare, che nuova passione! 😋

Eccomi qua,
Tra pentole e cipolle
Non ce la faccio più.
Questo coronavirus
Mi fa restare in cucina
Molto di più.
Adesso si mangia
4 pasti al dì
Con spuntino e pure lo Spritz.
Tra piatti e piadine bruciate
Sarà la volta buona
Che imparerò a cucinare?
La pillola masticabile
Ancora scoperta non è
Tra un sorso di vino
E un astice al dente
La vita in famiglia è sempre più divertente!

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Grazie a Silvina Zalocco e a Santiago.

L’essenza del runner: il sacrificio 🏃🏃

Correre è sudore, fatica, levatacce la mattina, freddo d’inverno e caldo d’estate, tutto per raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato, che siano 5 km o una ultra maratona. Tutti noi runner conosciamo bene il significato della parola sacrificio: fa parte di noi, della nostra vita, del nostro modo di essere. Sacrifici fatti per arrivare alla fine della gara, per tagliare il traguardo, per mettere al collo quella medaglia che abbiamo desiderato.
Ecco, oggi stiamo facendo tutti un sacrificio per raggiungere il nostro traguardo: oggi siamo tutti runner.

L'immagine può contenere: scarpe

Grazie a Letizia Bombelli.

Umarell sempre in azione 🤠

Mi piaceva condividere con voi le mie scoperte quotidiane osservando cantieri, strade, la natura nel parco con gli occhi datati di un umarell! Da giorni ,invece, sono un “birdwatching/ ascoltatore”dei medesimi. La fortuna di abitare su un bellissimo giardino mi consente, nell’assordante e obbligato silenzio di questi giorni, di ascoltare il cinguettio degli uccelli e vi garantisco, autorizzandovi ad invidiarmi, che è davvero meraviglioso ! All’ alba c’è una gara a chi lo fa più sonoro, allegro, invitante, felice (nessuno batte il canto/richiamo/verso del fagiano). Poi mi armo di binocolo e seguo le evoluzioni impagabili di questi incantevoli esseri, di ogni colore e dimensione. Cosa mai fatta prima! Sicuramente non avrei riaperto la mia superdatata antologia per rileggere “L’elogio degli uccelli” G.Leopardi. Cercatela… scrivo solo il finale “Io vorrei, per un poco di tempo, essere convertito in uccello per provare quella contentezza e letizia della loro vita”.

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Grazie ad Angelo Tavecchia.

ti voglio bene, gattina mia ❤️

In questi giorni neanche lei sa cosa fare a parte che: guardare fuori dalla finestra, dormire (russando), mangiare, farsi fare le coccole e miagolare perché si sente sola.

L'immagine può contenere: pianta e spazio al chiuso

Grazie ad Anna.

Ma che musica, Maestro! 🎶

Le giornate di quarantena passano avvolte in un silenzio ovattato che inghiottisce tutti i rumori del quartiere e della città. Qualche sparuto cinguettio di uccellini, anche loro intimoriti dalla quiete irreale. Ma la sera, per un’ora, una sola ora, le luci del quartiere si accendono, un arcobaleno di colori splende nel cielo ed anche gli uccelli riprendono con vigore il loro cinguettio: Radio Adriano Libera. L’Inno italiano, le canzoni che hanno costituito la storia musicale nazionale (Azzurro, Volare, Gloria, Ti amo, …) messe in onda da uno stereo di un improvvisato DJ di quartiere, probabilmente dalla sua cameretta, illuminano l’etere del Quartiere. Spero che questi suoni possano, almeno per una sola ora, farci ritornare a quei momenti nei quali, ascoltare queste canzoni, rappresentava un momento normale e non eccezionale.

Grazie a Lamberto Scotti.

Pulisci e aggiusta ✔️

Vorrei condividere con voi parte di un racconto che qualche giorno fa ho letto e che mi ha profondamente colpito “Pulisci la tua casa, togli la polvere anche quella piu’ nascosta e poi , dopo aver pulito , aggiusta quello che puo’ essere aggiustato ed elimina cio’ che non ti serve ” Ecco, credo che in questo tempo riuscire a capire quello che non serve piu’ è fondamentale per essere positivi sulla nostra vita che ora ci sembra faticosa.

Grazie a Valentina Tettamanzi.

Ci sono anche gli aspetti positivi ☀️

La quarantena ha avuto la capacità di rallentare il tempo. Ce ne siamo accorti tutti, i ritmi sono meno frenetici e riscopriamo le cose semplici che si possono fare insieme in casa.
E diciamo la verità: ogni tanto anche il cellulare riesce a rimanere da solo… quando si preferisce fare una partita a carte o qualche gioco di società che rimaneva da anni nei cassetti.
E che rispetto per il cibo, adesso che è più difficile procurarselo: non si avanza nulla, nessun prodotto scaduto nella dispensa … Mi piace pensare che questa lezione ce la porteremo con noi anche quando tutta questa avventura sarà finalmente finita.

Grazie a Paola Scotti.

Un the sì, ma rigorosamente snob 💁‍♀️

Ho sempre preso in giro gli inglesi per la loro ostinata abitudine di prendere il the alle 5 del pomeriggio, uno dei due capisaldi della cultura britannica(l’altro è ovviamente l’amata Regina Betty). Trovavo questa fissazione per il the pomeridiano un’abitiudine un po’ vintage e noiosa…beh, eccomi qui in questo periodo così strano a gustarmi il the delle 5, snob pero’ , come piace a me !

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Grazie a Letizia Bombelli.

Titolo : “Montessori scansati”

 ” Scusa ma come fai a sopportarlo? Fa quello che vuole , non mi segue ! Ci mette due ore a copiare tre frasette “
Ricevo questa telefonata dalla mamma di un mio studente e scusate mi viene da ridere 😂……… ma come? Non era quello incompreso? Non era quello tanto creativo? Ed allora i ruoli si invertono : io , l’insegnante, a consolare la mamma che si sente impotente sul fatto che ci vuole tempo e pazienza , tanta pazienza ! Anche con lei
Montessori, dunque, scansati …

Grazie ad Angela Albini.